martedì 9 luglio 2013

Il Cacciatore di Aquiloni di khaled Hosseini - Recensione

“Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hossein è un libro che non ha bisogno di presentazioni visto che è il caso letterario degli ultimi anni. E’ un romanzo che può essere interpretato partendo dall’inizio così come dalla fine, la storia può scorrere anche all’inverso e suscitare la stessa emozione commovente nel lettore.
Un’amicizia legata al filo di un aquilone che sembra non debba spezzarsi mai, viene strappata da un evento che marchierà in maniera indelebile il tempo e la personalità di entrambi.

Due bambini Amir e Hassan crescono insieme, inseparabili, in una Kabul segnata già da fantasmi e contraddizioni interne, si trovano a dover affrontare la vita in due modi differenti, lontani l’uno dall’altra, dopo che il servo ha subito una violenza e il piccolo padrone si sente colpevole di non aver fatto nulla, di non aver neanche confessato la paura che lo aveva immobilizzato.

Ma le cose cambiano quando a distanza di molti anni Amir in seguito ad una telefonata decide di ritornare a Kabul, posto che aveva lasciato alla volta dell’America, per trovare il figlio del suo vecchio amico Hassan. E nelle sua terra troverà i segni di una sconfitta che lui subisce solo indirettamente, quella di un luogo in cui le donne sono corpi invisibili e gli aquiloni hanno smesso di colorare il cielo di Kabul.
La trama del romanzo lascia per tutta la durata del libro in sospensione e con il groppo in gola, fino a quando non è raccontata tutta la verità, ma a quel punto si ha voglia che la storia non finisca così presto.
“Il cacciatore di aquiloni” oltre ad aver venduto milioni di copie in tutto il mondo è diventato un film da incassi stratosferici uscito in Italia nel 2008 diretto da Marc Forster.


a cura di RecensioneLibro.it

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